Accadde Oggi – 28 novembre 1997, inizia la costruzione dello Stadio Olimpico Ataturk

Sul finire degli anni ’90, nel quartiere Ikitelli di Istanbul, ad ovest della città, viene poggiata la prima pietra dello Stadio Olimpico Ataturk. Il tutto ebbe inizio 17 anni fa, quando i lavori per la costruzione del nuovo impianto presero finalmente vita. La scelta del nome del nuovo complesso fu già molto significativa per i turchi in generale, un doveroso tributo alla figura di Mustafa Kemal Ataturk, il “padre dei turchi” (Ataturk appunto) e primo Presidente della Repubblica turca.

Lo stadio però, come si può intuire proprio dalla stessa denominazione, non fu progettato solo per il calcio, bensì per le Olimpiadi. Inaugurato ufficialmente il 31 luglio del 2002, i posti a sedere superavano di poco le 80.000 unità, rendendolo di fatto la sede più capiente dell’intero panorama turco. In quegli anni infatti, la Turchia era una delle nazioni tra le grandi favorite ad ospitare le Olimpiadi del 2008, con Istanbul e il suo nuovo stadio che avrebbero accolto la manifestazione sportiva più seguita al mondo. La grande delusione però arrivò dalla Cina, che strappò la concorrenza aggiudicandosi la nomina ufficiale con Pechino. L’unica consolazione per la struttura, che ancora oggi è motivo di vanto, è la certificazione da parte delle più grandi associazioni dell’atletica riguardo la pista e lo stadio in generale, tanto che nel corso degli anni si sono svolte anche esibizioni di livello europeo.

Per quanto riguarda esclusivamente il calcio, l’impianto è regolarmente utilizzato da anni per permettere alla nazionale di svolgere le proprie partite in patria. Ma la soddisfazione più grande dell’intera storia di questo stadio arrivò nel 2005. La UEFA infatti, dopo aver riconosciuto l’Ataturk come uno “stadio a 5 stelle”, per via degli standard di sicurezza e dei servizi inclusi all’interno dell’impianto, puntò il dito su Istanbul per la finale di Champions League di quello stesso anno. Per prepararsi al meglio a quell’evento, si decise però di rinnovare lo stadio nei mesi precedenti alla finale, riducendo la capienza agli attuali 76.092 posti, il tutto per risolvere i problemi di visibilità sul campo in alcuni settori. Per la cronaca, la finale fu poi vinta in modo rocambolesco e pazzesco dal Liverpool contro il Milan, con una partita decisa ai calci di rigore dopo una rimonta incredibile da parte degli inglesi, sotto di tre gol alla fine del primo tempo. Per molti appassionati, la finale di Istanbul resta una delle più belle mai giocate nella storia della massima competizione europea.

La proprietà dello stadio è della Repubblica Turca, motivo per cui nessuna società calcistica gioca le proprie partite casalinghe in questa struttura. Oltre ad aver ospitato le gare della nazionale, come già accennato in precedenza, l’Olimpico è stato utilizzato più volte da varie squadre della SuperLig, semplicemente per rimpiazzare in modo temporaneo i propri stadi per varie ragioni. Nella stagione 2003-2004 ad esempio, fu il Galatasaray a giocare le partite casalinghe qui, in quanto l’Ali Sami Yen Stadium si trovava allora inagibile a causa di un rinnovamento. Il caso suscitò forti polemiche soprattutto da parte dei tifosi giallo-rossi, che dalla stagione successiva tornarono a sostenere i propri beniamini nell’impianto originario. Il Galatasaray non è comunque stata l’unica squadra a calpestare il terreno di gioco dell’Ataturk, ma ci sono state anche altre due squadre di Istanbul che l’hanno fatto. Per ben sette anni infatti, l’Istanbul Basaksehir giocò qui, prima di trasferirsi definitivamente nel suo nuovo stadio. In questa stagione invece è il Besiktas che milita in questa struttura in campionato, nell’attesa di poter poi essere accolto nella nuovissima Vodafone Arena. Anche il Sivasspor ebbe l’occasione di svolgere qualche partita all’Olimpico, ma in questo caso per ragioni strettamente collegate a condizioni del campo di casa inagibili per via del maltempo.

L’Ataturk, nel corso della sua ancora giovane storia, ha anche accolto importanti eventi extra-sportivi, come il concerto degli U2 nel 2010.

 

 

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